Mag 21, 2026 In evidenza, Mercato, News, RSS, Scenario
L’epoca d’oro dei bug bounty potrebbe stare entrando in una nuova fase molto più complessa. HackerOne, una delle piattaforme più importanti al mondo per la segnalazione responsabile di vulnerabilità, ha drasticamente ridotto le ricompense economiche del proprio programma Internet Bug Bounty (IBB), provocando forti reazioni nella comunità dei ricercatori di sicurezza.

Secondo quanto riportato da The Register, i compensi per le vulnerabilità critiche sono stati ridotti di oltre il 75%. Un bug critico che in precedenza poteva valere circa 9.250 dollari viene ora premiato con appena 2.257 dollari. Anche le altre categorie hanno subito ridimensionamenti drastici: le vulnerabilità high severity passano da circa 4.429 a 1.009 dollari, mentre le medium severity scendono da 1.843 a 297 dollari.
Il taglio rappresenta uno dei segnali più evidenti della crisi che sta attraversando il settore del vulnerability research crowdsourced, sempre più travolto da una crescita esplosiva di report generati con l’AI, falsi positivi e attività automatizzate a basso valore.
Negli ultimi mesi il mondo dei bug bounty è stato investito da un’ondata senza precedenti di segnalazioni generate o assistite da AI. Secondo diversi operatori del settore, i moderni LLM consentono ormai anche a utenti con competenze offensive limitate di produrre grandi quantità di report apparentemente plausibili, saturando i team di triage e aumentando enormemente il rumore operativo.
Il problema non riguarda solo HackerOne. Secondo Financial Times, alcune piattaforme hanno registrato un aumento quadruplo delle submission nel giro di poche settimane, mentre la percentuale di report realmente validi sarebbe crollata in molti casi sotto il 5%.
Il problema è talmente grave che persino Linus Torvalds ha recentemente definito la mailing list sicurezza del kernel Linux “quasi completamente ingestibile” a causa dell’aumento di report AI-generated.
Il drastico ridimensionamento delle ricompense sembra quindi essere parte di una strategia più ampia. Già ad aprile 2026 HackerOne aveva annunciato la sospensione temporanea delle nuove submission per il programma Internet Bug Bounty, spiegando che il rapporto tra velocità di discovery e capacità di remediation era diventato insostenibile.
Secondo la piattaforma, l’intelligenza artificiale ha “industrializzato” la scoperta delle vulnerabilità molto più rapidamente rispetto alla capacità dei maintainer open source di validare, correggere e distribuire patch. In pratica, l’intero ecosistema dei bug bounty starebbe soffrendo un problema strutturale: trovare vulnerabilità sta diventando sempre più facile, ma gestirle continua a richiedere tempo umano altamente specializzato.
Questo crea un paradosso operativo. Da un lato le piattaforme ricevono volumi enormi di report; dall’altro il valore medio reale delle submission tende a diminuire.
La riduzione dei payout rischia però di avere conseguenze importanti anche sulla sostenibilità economica del bug hunting indipendente. Negli ultimi dieci anni piattaforme come HackerOne e Bugcrowd hanno contribuito a trasformare il vulnerability research in una vera professione, creando un mercato globale basato sulla disclosure responsabile.
Molti ricercatori hanno costruito carriere interamente basate sui bug bounty, mentre alcune aziende hanno iniziato a utilizzare il crowdsourced testing come alternativa o complemento ai penetration test tradizionali. Secondo vari report di settore, i payout per vulnerabilità critiche nei programmi enterprise possono ancora raggiungere cifre a sei zeri, soprattutto in ambito cloud, crypto e infrastrutture strategiche. Tuttavia il drastico taglio del programma IBB mostra che il modello economico tradizionale potrebbe non essere più sostenibile per alcuni ecosistemi open source.
Il rischio, secondo diversi esperti, è che i ricercatori più qualificati inizino progressivamente ad abbandonare i bounty pubblici meno remunerativi, spostandosi verso altri ambiti.
Storicamente i bug bounty sono stati considerati uno strumento fondamentale per incentivare la disclosure responsabile. L’idea alla base del modello è relativamente semplice: pagare i ricercatori affinché segnalino vulnerabilità ai vendor invece di venderle a broker, spyware company o gruppi criminali.
Ma il mercato delle vulnerabilità è cambiato enormemente negli ultimi anni. Diversi studi mostrano che il valore economico dei mercati grigi e dei broker zero-day può essere enormemente superiore rispetto ai payout tradizionali dei bug bounty. In alcuni casi vulnerabilità particolarmente critiche possono raggiungere cifre superiori al milione di dollari sui mercati offensivi.
Se i payout pubblici diminuiscono troppo, il rischio teorico è che una parte dei ricercatori inizi a considerare meno conveniente la disclosure responsabile tradizionale. Naturalmente il panorama resta molto più complesso di così. Per molti ricercatori contano anche reputazione, visibilità, riconoscimento professionale e opportunità lavorative future. Tuttavia il fattore economico continua a rappresentare uno dei principali motori dell’intero ecosistema.