
20 anni che scrivo e pubblico contenuti online, e c’è ancora chi mi rinfaccia di non essere “carino e coccoloso” e che dovrei fare “divulgazione”. Allora, chiariamoci una volta per tutte, perché evidentemente dopo due decadi di video, articoli, talk e libri qualcosa ancora non è passato (sicuramente problema mio eh!)…
- 😅 Non sono un divulgatore
O meglio, lo sono nel senso etimologico del termine, quello di portare fuori dal ristretto ambito specialistico concetti altrimenti opachi, ma non lo sono nel senso commerciale che la parola ha assunto negli ultimi anni, dove “divulgazione” significa addolcire, semplificare spesso fino alla disonestà intellettuale, rimasticchiare tre volte con voce rassicurante. Nah, non mi viene, non sono forse nemmeno capace. - 😎 Non sono un insegnante di sostegno
Non vengo pagato per tenerti per mano mentre provi a capire un concetto che richiede 10 minuti di attenzione invece dei 40 secondi che sei disposto a investire. Se un contenuto ti sembra “spiegato male”, può darsi che sia spiegato male (ci sta), e nel caso ascolto volentieri chi me lo dice con argomenti. Oppure può darsi che non fosse scritto per te, ed è una possibilità che andrebbe sempre presa in considerazione. Non tutti i palchi hanno lo stesso pubblico. - 🥸 Scrivo e parlo per persone intelligenti, che sono quelle che seguo
Persone che arrivano con il Sistema 2 acceso, che fanno lo sforzo di ragionare, che tengono aperte due o tre idee in parallelo senza sentirsi aggredite. Se non sei tra queste, è perfettamente legittimo, e te lo dico senza nessuna ironia: la rete è gigantesca, ci sono milioni di account, migliaia di professionisti che fanno esattamente quello che tu vorresti facessi io.
Quello che non è un’opzione è pretendere che io diventi un’altra cosa per farti sentire a tuo agio. Non è arroganza (o magari sì, ma non è comunque il punto), è rispetto del contratto implicito che ho con chi mi segue davvero da 20 anni: tu investi attenzione (vera), io investo preparazione vera, ci incontriamo a metà strada.
Se l’attenzione non c’è, il contratto salta, e quello che resta non è divulgazione, è babysitting cognitivo. E non sono capace nemmeno di questo.
Ironia del momento: scrivo questo post poche ore prima di salire su un palco a Roma, davanti a una sala di direttori di testate e sindacalisti dell’informazione, per fare uno speech intitolato “Humans are Algorithms” in cui spiego che uno dei problemi più gravi del nostro tempo è precisamente l’atrofia cognitiva da sforzo mentale evitato.
E mentre preparavo lo speech, qualcuno online mi scriveva che dovrei far fare meno fatica a chi mi legge.
Grazie per il tempismo. Siete la dimostrazione vivente della tesi. ♥️