Il Dns (Domain Name System), protocollo fondante e onnipresente di Internet, è spesso percepito come una semplice utility infrastrutturale, un dato di fatto tecnico, la cui funzione si esaurisce nel tradurre nomi in indirizzi.
Questa visione non solo è superata, ma rappresenta una vulnerabilità critica nella postura di sicurezza di qualsiasi organizzazione moderna.
Ogni singola transazione digitale, dall’accesso a un’applicazione cloud all’invio di un’email, viene innescata da una query Dns. La sua centralità lo trasforma in un potenziale vettore d’attacco di eccezionale efficacia e, allo stesso tempo, in un punto di controllo per la difesa.
Ecco come trasformarlo da punto debole a strumento di sicurezza.
La pratica comune di affidarsi ai resolver Dns predefiniti, tipicamente forniti dagli
Internet service provider, costituisce un rischio significativo e spesso non riconosciuto per le aziende.
Questa dipendenza crea una vulnerabilità sostanziale, esponendo l’infrastruttura e i dati a una vasta gamma di minacce.
La mancanza di crittografia e di funzionalità di sicurezza avanzate trasforma un componente essenziale della rete in un punto cieco della difesa.
I rischi si manifestano su due fronti principali: la compromissione diretta della sicurezza operativa e l’erosione della privacy e della riservatezza aziendale.
I resolver Dns non protetti agiscono come un canale aperto per molteplici tipologie di attacchi informatici, che mettono a repentaglio l’integrità e la disponibilità delle risorse aziendali:
Gli attaccanti sfruttano tecniche come il Dns poisoning o il cache spoofing per reindirizzare gli utenti verso siti web dannosi che imitano quelli legittimi, con l’obiettivo di sottrarre credenziali o distribuire malware.
Inoltre, il DNS è un canale di comunicazione cruciale per le botnet, che lo utilizzano per contattare i server C&C. Un resolver non filtrato non offre alcuna protezione contro queste attività.
Una delle minacce più insidiose è il Dns tunneling. Tale tecnica trasforma il protocollo Dns, generalmente considerato affidabile, in un canale di esfiltrazione dati.
In questa maniera, le difese perimetrali diventano cieche di fronte a una fuoriuscita di informazioni sensibili che avviene sotto i loro occhi.
Le query Dns tradizionali viaggiano in chiaro, senza alcuna forma di crittografia. Ciò significa che possono essere facilmente intercettate e manipolate da un aggressore posizionato tra l’utente e il resolver (man-in-the-middle).
Tale esposizione non solo compromette la privacy, ma consente anche la manipolazione delle risposte DNS per reindirizzare il traffico verso server malevoli.
È fondamentale distinguere due concetti di sicurezza: la riservatezza (chi può vedere le mie query), protetta da protocolli di crittografia come DNS over TLS (DoT) e DNS over HTTPS (DoH), e l’integrità (la risposta è autentica?), garantita da DNSSEC.
Un resolver moderno deve supportare entrambi. Oltre a ciò, le query Dns non crittografate inviate a un ISP possono essere analizzate, fornendo una mappa dettagliata delle abitudini operative di un’organizzazione.
Questa cronologia di navigazione può essere monitorata o commercializzata, minando la riservatezza delle strategie aziendali. L’uso di EDNS Client Subnet (ECS), che invia parte dell’IP dell’utente per ottimizzare il routing, può costituire un’ulteriore, involontaria, fuga di dati.
Per trasformare il DNS da punto debole a strumento di difesa, l’adozione di soluzioni specializzate è un imperativo strategico.
L’analisi comparativa di Quad9, DNS4EU e DNS.SB rivela tre filosofie operative distinte. Ognuna rappresenta una scelta strategica precisa: lo scudo perimetrale globale (Quad9), la fortezza della sovranità digitale (DNS4EU), o il canale di comunicazione a integrità assoluta (DNS.SB).
Quad9 incarna la visione del DNS come scudo di sicurezza perimetrale. La sua
missione, guidata da una fondazione svizzera non-profit, è fornire un’esperienza
internet più sicura e privata per tutti, bloccando attivamente le minacce prima che possano raggiungere i dispositivi degli utenti:
DNS4EU rappresenta l’espressione strategica della sovranità digitale europea. È un progetto nato per fornire un’infrastruttura Dns resiliente, sicura e conforme alle normative Ue, dedicata a cittadini, aziende e istituzioni del continente:
DNS.SB persegue un ideale di privacy assoluta e performance senza compromessi, rivolgendosi a chi considera la riservatezza e l’integrità delle comunicazioni un requisito non negoziabile:
L’implementazione di un resolver sicuro è solo il primo passo. Per un’azienda,
l’integrazione operativa è fondamentale e presenta delle sfide:
La scelta del resolver DNS ottimale non è universale, ma dipende intrinsecamente dalle priorità strategiche, dal contesto normativo e dalla tolleranza al rischio di ciascuna organizzazione.
La soluzione ideale è quella che si allinea meglio al profilo specifico dell’azienda, bilanciando esigenze di sicurezza, privacy e conformità.
| Profilo organizzativo | Soluzione consigliata | Motivazione strategica |
| Organizzazioni che cercano una prima linea di difesa automatizzata e robusta, specialmente in ambienti con dispositivi non gestiti (reti guest, IoT). | Quad9 | La sua capacità di bloccare le minacce al perimetro offre una protezione immediata ed efficace. La certezza legale offerta dalla giurisdizione svizzera garantisce un elevato standard di privacy. |
| Enti del settore pubblico europeo, aziende che trattano dati critici di cittadini UE o organizzazioni che operano sotto normative come la NIS2. | DNS4EU | Si allinea strategicamente con le politiche di sovranità digitale dell’UE, garantisce che i dati rimangano all’interno dei confini europei e assicura una conformità nativa al GDPR. |
| Tecnologi, attivisti o organizzazioni che pongono la privacy assoluta e la libertà digitale al di sopra di ogni altra considerazione. | DNS.SB | La sua promessa di zero knowledge (“no logs, forever”) e l’adozione dei più moderni standard di crittografia come requisito irrinunciabile garantiscono la massima confidenzialità del canale. |
La scelta del resolver Dns non è meramente un dettaglio tecnico, ma una decisione strategica con profonde implicazioni per la sicurezza e la privacy di un’organizzazione.
Migrare da un resolver predefinito fornito dall’ISP a una soluzione specializzata è un’azione a basso impatto operativo ma ad altissimo ritorno in termini di protezione.
Implementare un resolver Dns sicuro, che sia a livello di singolo dispositivo, di router di rete o all’interno di un’infrastruttura cloud, significa smettere di considerare il Dns come una commodity.
In una moderna strategia di defense-in-depth, il Dns non può più essere una svista architetturale. Deve diventare il primo sensore e il primo attuatore della catena difensiva.
Questa scelta non è un semplice miglioramento tecnico: è un’evoluzione fondamentale della postura di sicurezza che distingue le organizzazioni resilienti da quelle vulnerabili.