Gestione degli incidenti informatici: adesso serve avere un piano
好,我现在需要帮用户总结一篇文章,控制在100字以内。首先,我得仔细阅读用户提供的文章内容。文章主要讨论了欧盟的NIS 2指令,特别是关于2025年12月31日的安全事件管理截止日期。 Nicola Tacconi作为专家,强调了制定详细安全事件管理计划的重要性,不仅仅是合规,更是提升网络安全能力。他还提到NIS 2不仅适用于关键基础设施,还影响整个供应链,扩大了适用范围。此外,文章详细说明了计划应包括威胁分析、遏制、消除、恢复、通知和沟通以及事后分析等环节。 接下来,我需要将这些关键点浓缩到100字以内。首先点明NIS 2指令及其截止日期的重要性。然后提到专家的观点,即制定计划不仅是合规,还能有效应对网络攻击。接着说明该指令不仅针对关键行业,还扩展到供应链和所有企业。最后简要提及计划应包含的具体环节。 在表达上要简洁明了,避免使用复杂的术语。确保信息全面但不过于冗长。检查字数是否符合要求,并调整句子结构以优化表达。 最终总结应涵盖:NIS 2指令的目标、截止日期、制定管理计划的重要性、适用范围扩大以及计划的主要内容。 </think> 欧盟NIS 2指令要求组织在2025年12月31日前制定详细的安全事件管理计划,以提升网络安全能力并确保关键服务的连续性。专家指出该计划不仅是合规要求,更是有效应对网络攻击的关键措施。指令不仅适用于关键基础设施运营者,还扩展至其供应链及所有相关企业。 2026-1-8 15:46:57 Author: www.cybersecurity360.it(查看原文) 阅读量:1 收藏

Le scadenze imposte dalle normative vengono spesso viste come una scocciatura. Quello sulla gestione degli incidenti di sicurezza previsto per il 31 dicembre 2025 dal decreto 138/2024 che ha recepito in Italia la direttiva europea NIS 2, però, non è un semplice adempimento burocratico.

Tra le varie previsioni c’è, infatti, uno specifico elemento che permetterà di fare un vero e proprio salto di qualità nella postura di cyber security delle organizzazioni italiane ed europee.

“La predisposizione di un piano di gestione degli incidenti informatici non è un semplice atto formale” spiega Nicola Tacconi, Senior Cyber Security Consultant di Cyberloop. “Si tratta di definire una strategia precisa che consenta sia di rispettare le regole previste dalla legge in tema di comunicazione, sia – soprattutto – di reagire a un attacco cyber in maniera efficace, minimizzandone l’impatto”.

Secondo l’esperto di cyber security, l’adozione di un accurato piano di risposta e gestione degli incidenti permetterà di elevare gli standard di tutte le imprese e gli enti del nostro Paese.

Una direttiva specifica, ma che vale per tutti

Le aspettative nel settore della cyber security per l’impatto che avrà NIS 2 sono altissime. La direttiva europea è teoricamente diretta alle organizzazioni che operano infrastrutture e servizi considerati critici per la sicurezza e la resilienza digitale nell’Unione Europea.

“La direttiva ha come obiettivo quello di fare in modo che tutte le realtà coinvolte in questo tipo di attività siano in grado di mantenere la continuità operativa di servizi critici anche in caso di attacco informatico” spiega Nicola Tacconi. “Le caratteristiche della normativa, però, estendono notevolmente il suo ambito di applicazione”.

Questo a causa di un “trucchetto” che è emerso rapidamente nella lettura della direttiva. Chi appartiene a una delle categorie che individuano la sottoposizione a NIS 2, infatti, ha l’obbligo di verificare il livello di sicurezza anche della catena di approvvigionamento. Questo significa che l’applicazione della direttiva si estende, di fatto, a tutta la filiera a livello di produzione e di servizi.

“Il numero di aziende coinvolte è molto più alto rispetto alla precedente normativa – sottolinea Tacconi – e NIS 2 si candida a diventare, praticamente, uno standard a cui tutte le imprese dovranno adeguarsi per poter operare sul mercato”.

L’importanza del piano di gestione degli incidenti

Nel mondo della sicurezza informatica si dice spesso che non bisogna chiedersi “se” si subirà un attacco, ma “quando” questo accadrà. NIS 2 impone di notificare gli incidenti significativi a partire da 9 mesi dopo la ricezione via PEC dell’avvenuta iscrizione nel registro dei soggetti interessati. Questo obbligo non può essere rispettato senza l’adozione di un accurato piano di gestione degli incidenti.

L’adozione di un piano di gestione in caso di attacco diventa quindi fondamentale. Ma che caratteristiche deve avere?

“È bene tenere conto del fatto che un’adeguata preparazione a contrastare un attacco fa la differenza tra un potenziale disastro e un evento spiacevole che, però, viene gestito in maniera corretta” esordisce Tacconi.

“La fase preliminare deve prevedere l’identificazione dei ruoli e delle responsabilità interne o esterne necessarie per la corretta gestione degli incidenti di sicurezza informatica”.

Oltre a ciò, spiega l’esperto, è necessario verificare la disponibilità delle tecnologie e delle risorse – anche economiche – necessarie per poter contrastare un eventuale incidente. Fondamentale, inoltre, definire le corrette procedure, con una particolare attenzione alla comunicazione sia verso l’interno, sia verso l’esterno.

La logica è cristallina: in una situazione di alto stress come quella legata a un attacco cyber, l’improvvisazione si traduce inevitabilmente in errori che possono costare carissimi. È indispensabile, quindi, che tutti i soggetti coinvolti sappiano esattamente cosa fare e come farlo.

I punti di riferimento per la creazione di un framework, sottolinea Tacconi, devono essere individuati negli standard internazionali, a partire per esempio da ISO 27035. Sulla base di questa logica, è possibile distinguere diverse fasi che devono essere definite nel piano.

L’analisi della minaccia

Il primo step nella gestione di un incidente richiede l’intervento di specialisti che siano in grado di individuare le caratteristiche dell’attacco e fornire il quadro in cui è necessario muoversi per contrastarlo.

La prima linea di frontiera è rappresentata normalmente dal SOC (Security Operation Center), che ha il compito di identificare tramite un monitoraggio continuo i potenziali incidenti e gestirli nelle fasi iniziali, riducendo sensibilmente gli impatti potenziali.

“Questa fase ha avvio quando viene identificato un evento che potrebbe essere classificato come incidente di sicurezza” spiega Tacconi. “L’analisi viene solitamente affidata al SOC (Security Operation Center) che ha il compito di escludere l’ipotesi che si tratti di un falso positivo, avviare la fase di triage, qualificazione e registrazione”.

In sostanza, la prima fase coinvolge gli analisti per individuare la tipologia di incidente e valutarne la criticità. Nel momento in cui l’analisi conferma l’evento, questo viene inserito nel registro degli incidenti.

“Si tratta di un passaggio fondamentale sotto due profili” sottolinea Tacconi. “Sotto un punto di vista burocratico, questo momento segna l’avvio delle tempistiche per le notifiche previste da NIS 2. Inoltre, permette di dare una giusta priorità di lavorazione in base alla diversa tipologia di incidente”.

Dal contenimento all’eradicazione e ripristino

Una volta individuato l’attacco, la priorità è quella di fare in modo che l’incidente sia contenuto per impedire che i cyber criminali abbiano successo. Se è vero che si tratta di attività che possono variare a seconda della tipologia dell’attacco stesso, la predisposizione di procedure precise consentono di operare con la massima efficacia.

“Nel piano devono essere indicate tutte le procedure, i processi e le tattiche di contenimento, cioè le risposte agli incidenti pre-autorizzate” spiega l’esperto di Cyberloop. “Le procedure devono anche fare chiarezza sui ruoli e le responsabilità in fase di intervento”.

Un esempio, specifica Tacconi, è quello di definire in anticipo quali azioni sono affidate al team di sicurezza interno e quali invece sono delegate, per esempio, a un eventuale SOC esterno.

Dal momento che le aziende sempre più spesso affidano le attività di detection and response a servizi gestiti attraverso Security Operation Center di società di cyber security, una definizione a priori del ruolo che dovranno avere i diversi soggetti (gli analisti del SOC e gli amministratori IT dell’azienda) permette di operare in maniera appropriata e, soprattutto, di evitare “rimpalli” e perdite di tempo.

Una volta fermato l’attacco, è necessario procedere all’eliminazione della minaccia dai sistemi. “È indispensabile definire a priori tutte le procedure che consentono di ripristinare il livello di sicurezza dei sistemi, per esempio attraverso la formattazione o il ripristino attraverso backup” precisa Tacconi. “Formalizzare nel piano le procedure è fondamentale per non correre il rischio di commettere errori in questa fase”.

Notifica e comunicazione

Per i soggetti sottoposti a NIS 2 esistono una serie di obblighi di comunicazione aggiuntivi rispetto a quelli già previsti dalle normative precedenti. “L’Agenzia per la Cybersecurity Nazionale ha identificato specifici scenari di incidente che devono essere notificati a CSIRT Italia. È importante quindi comprendere tempestivamente se l’incidente rientri in una di queste casistiche e adempiere all’obbligo” spiega Tacconi.

Ci sono altri aspetti legati alla comunicazione, che possono impattare soprattutto a livello del potenziale danno reputazionale che può subire l’organizzazione. Oltre a definire chi dovrà gestire le comunicazioni con le istituzioni e con la stampa, l’esperto di Cyberloop sottolinea come sia fondamentale gestire in maniera corretta la comunicazione interna.

“In epoca di social, se gli stessi impiegati dell’azienda non hanno un’idea chiara di quello che sta succedendo potrebbero contribuire a far circolare informazioni non controllate che possono pregiudicare la gestione della comunicazione in un momento di crisi”.

Dopo l’incidente

L’ultima fase è quella di post incident, una fase altamente strategica di analisi di tutto quanto è avvenuto durante l’incidente, partendo dall’individuazione delle origini e le cause dell’attacco.

“Capire quali siano state le falle o i punti deboli sfruttati dai cyber criminali permette di agire in maniera proattiva per migliorare il livello di sicurezza dei sistemi” spiega Tacconi. “È bene tenere presente che l’obiettivo non è quello di attribuire delle colpe, ma di capire dove effettivamente l’azienda deve migliorare affinché non si verifichi una situazione simile in futuro”.

Il processo si conclude con la redazione di un report finale, al cui interno viene riportato tutto ciò che è stato fatto nel corso della gestione della crisi.

“Si tratta di un’attività altamente strategica – sottolinea Tacconi – che permette di comprendere non solo le origini del problema, ma anche se l’incidente è stato gestito correttamente durante il percorso, se la procedura è stata seguita in maniera corretta e se il piano stesso fosse completo o debba essere migliorato”, conclude l’esperto.


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